Fabrizio Tata: «Senza un braccio sogno la mia Olimpiade: il Campionato siciliano 2017»

Fabrizio Tata.

È il 23 settembre 2007. Fabrizio Tata è in sella alla sua moto, a Palermo. All’improvviso perde il controllo e vola sull’asfalto. Poi il buio, il coma. E un silenzio durato un mese e mezzo. Un giorno riapre gli occhi, ma la sua vita è cambiata. Per sempre. Degli ultimi tre anni non ricorda nulla. Il suo braccio destro non funziona più. L’impatto con l’asfalto ha tranciato i cinque nervi che permettono l’uso dell’arto. Passano le settimane, i mesi, Fabrizio si riprende, torna alla vita di sempre, tra studio e lavoro. “Senza” il braccio destro. O meglio, c’è ma è insensibile. E paradossalmente fa male. Un dolore costante diventa il sottofondo delle sue giornate. La vita va avanti e la volontà di Fabrizio è più forte di ogni impedimento. Nel 2013 decide di riprendere a fare canottaggio, lo sport che ama e che non pratica più dal 2004, per colpa di un’ernia. Va al porto, ritrova il suo allenatore Marco Costantini, il Telimar, la sua società. Per Fabrizio è l’inizio di una nuova era. Torna in barca, alle gare, pur potendo usare un braccio solo. Entra persino nelle mire della Federazione che vorrebbe coinvolgerlo nel progetto azzurro.

Fabrizio, la tua è una vera impresa!

«Mi sto impegnando tanto, però, da dicembre 2015 non posso più gareggiare: per tenere sotto controllo il dolore che mi accompagna giorno e notte devo prendere grosse dosi di un farmaco. Ma è incompatibile con l’attività agonistica. Spero si trovi una soluzione visto che per gareggiare dovrei smettere di assumerlo. Il che è impossibile».

Quanto ti mancano le gare?

«Moltissimo! Per me significherebbe dare un senso alla fatica degli allenamenti quotidiani. Come per ogni atleta, del resto. E poi, dopo quello che ho passato, fare una gara regionale equivale a un riscatto. Gareggiare significa forgiare il carattere, confrontarsi con gli altri. Per chi vive nella mia condizione è molto importante».

Il tuo sogno è Tokyo 2020?

«No, la mia Olimpiade sarebbe il Campionato siciliano 2017. Mi piacerebbe moltissimo riuscire a farlo. Ma devo avere prima il via libera. Però, certo, se tutto andasse per il meglio e si aprissero le porte della Nazionale sarei felicissimo e mi impegnerei al massimo per arrivare ai Giochi».

Fabrizio Tata in allenamento a Piediluco.

Ormai hai trovato la tecnica per remare con un braccio. Quanto è stato difficile?

«Beh, premetto che remo quasi esclusivamente di punta, a dispari, visto che posso usare solo il braccio sinistro. Al remoergometro mi sono dovuto adattare per rendere simmetrico il movimento: ovviamente uso un’impugnatura speciale, in carbonio e alluminio, che ho creato con l’aiuto di Claudio Provenzano e Marco Costantini: così, ora, la mia remata è “centrale”».

Quante volte ti alleni durante la settimana e in cosa sei più forte?

«Circa quattro. Il mio pezzo forte sono le distanze brevi: sui 500 metri il mio miglior tempo è 1’33”.8, mentre sui 1000 metri mi aggiro sui 3’19”».

Due ottimi tempi che rendono l’idea di quanta forza hai dentro. Ma per te l’impresa è già essere tornato a fare canottaggio.

«Dico solo che pur non potendo usare un braccio posso fare una vita normalissima: lavoro, mi alleno, guido. Basta adattarsi».

Il canottaggio quanto ti ha aiutato a riprenderti dall’incidente?

«Moltissimo! L’ho cercato io dopo anni che non remavo, avevo bisogno di un’attività di gruppo. E al Telimar ho incontrato persone eccezionali. Per me era importante trovare un obiettivo e raggiungerlo. Ci sono riuscito. Anche se non del tutto…».

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