Coronavirus e canottaggio. Allenarsi è pericoloso? Ci sono categorie a rischio? Quali precauzioni prendere? Risponde Antonio Spataro, medico della Fic

Antonio Spataro, presidente della Commissione medica della Federazione italiana canottaggio.

Società chiuse, allenamenti sospesi, gare a rischio. Anche il mondo del canottaggio vive gli effetti dell’emergenza da coronavirus, che sta costringendo l’Italia e diversi Paesi a riorganizzarsi per contenere il contagio che preoccupa le istituzioni e la popolazione. E se nella vita quotidiana basta attenersi alle indicazioni del ministero della Salute per ridurre il rischio di contrarre l’infezione, in tanti, nel mondo dello sport, si chiedono se fare attività fisica in questo periodo metta a rischio la salute. Per chiarirci le idee ci siamo rivolti al professore Antonio Spataro, presidente della Commissione medica della Federazione italiana canottaggio.

Professore Spataro, che idea si è fatto del Covid-19? Pprovoca poco più che un’influenza, come ha detto qualche virologo, oppure è un virus particolarmente pericoloso?

«I coronavirus sono un’ampia famiglia di virus che colpiscono il sistema respiratorio: li conosciamo da anni e nel tempo hanno provocato, per esempio, la Sars. Ora si sta diffondendo questa nuova patologia respiratoria, causata dal Covid-19. Nell’85-90 per cento dei casi, questo virus determina una malattia lieve o moderata e si risolve spontaneamente. Solo il 5 per cento dei malati viene colpito da una sindrome respiratoria grave, mentre l’1-4 per cento può morire. Dunque, nella stragrande maggioranza dei casi è una patologia che possiamo definire benigna. Basti pensare che l’influenza, nell’arco di una stagione, fa molti più morti rispetto a questa malattia».

E allora perché tanta preoccupazione se, normalmente, non ci allarmiamo per l’influenza?

«Perché conosciamo poco questo virus e perché sta progredendo con un tasso di contagiosità importante. Inoltre, mentre per l’influenza stagionale disponiamo dei vaccini, e dunque la popolazione si può difendere, in questo caso no, così il virus torva terreno fertile nel corpo umano. Inoltre, se si ammalano troppe persone e, di conseguenza aumentano i casi gravi, il Sistema Sanitario Nazionale rischia di ingolfarsi a causa del numero limitato di posti in terapia intensiva».

Quindi come possiamo difenderci?

«Gli unici due presidi sono la diagnosi e l’isolamento dei pazienti infetti. Non abbiamo altre armi terapeutiche. Il governo ha fatto molto bene a prendere queste misure preventive».

All’inizio si è detto che le persone più a rischio sono coloro che hanno già altre patologie e sono immunodepressi, soprattutto se anziani. A quanto pare, però, crescono i casi di persone sane e relativamente giovani che si ammalano e finiscono in terapia intensiva.

«Sono numeri modesti, l’Organizzazione mondiale della sanità dice che la mortalità decresce dai 60 anni in giù. Ci può essere qualche caso di persone giovani, ma dire che questa patologia sta progredendo anche tra i giovani non è corretto».

Però, il famoso “paziente 1” di Codogno ha 38 anni ed è un atleta che, prima di ammalarsi, ha corso due mezze maratone. Poi è stato male ed è finito in rianimazione, in gravi condizioni. Come spiega questo caso?

«No, questo caso si spiega facilmente: quando si fa attività fisica intensa, nelle 24-72 ore dopo, si verifica un calo delle difese immunitarie che, nella medicina dello sport, si chiama “open window”: si tratta di una finestra temporale nella quale avviene una depressione del sistema immunitario. Ciò comporta il leggero aumento del rischio di infezione alle vie aeree superiori».

Alla luce di questo caso e di quanto ci ha appena spiegato, uno sportivo, un canottiere, che cosa deve fare per preservare la salute? Chi fa sport, con allenamenti intensi, è più esposto al coronavirus?

«In generale, praticare il canottaggio non è rischioso perché si fa all’aria aperta e non in luoghi chiusi. Inoltre, fatto in modo regolare questo sport abbassa il rischio di contrarre virus perché aumenta le difese immunitarie: questo vale soprattutto per chi fa canottaggio amatoriale e pratica allenamenti non molto pesanti. Viceversa, i canottieri di élite hanno un grosso impegno a livello respiratorio, tanto che da studi fatti sui nostri ragazzi, il 30 per cento di loro, durante l’inverno, ha patologie alle alte vie respiratorie che però si risolvono in pochi giorni. Tuttavia, in questo momento loro sono sempre sotto controllo quindi non corrono alcun rischio per il coronavirus».

Insomma, ci si può allenare senza preoccupazioni?

«Gli agonisti possono allenarsi come al solito, senza problemi. I master, invece, non devono esagerare e limitarsi a fare un’attività lieve o moderata: è meglio evitare allenamenti ad alta intensità e restare al 60-70 per cento del proprio picco di frequenza cardiaca, che cambia a seconda delle età».

Alcune società del Nord Italia hanno preferito sospendere del tutto l’attività, compresa quella in barca. Chi, invece, può ancora allenarsi, quali precauzioni deve prendere?

«Come dicevo prima, quando si sta in barca non si corrono rischi perché ci si allena all’aria aperta. Il problema è nelle palestre, essendo ambienti confinati e spesso affollati, è bene non fare remoergometro né pesi ad alta intensità. L’altro luogo da evitare è lo spogliatoio, quindi è meglio fare la doccia a casa. E ancora: non bisogna scambiarsi la bottiglia o borraccia da cui si beve, gli indumenti vanno lavati bene, così come vanno sanificati gli ambienti che si frequentano. E ricordiamoci di lavare le mani spesso».

Professore, vuole dire qualcos’altro ai nostri amici canottieri?

«Non ci fermiamo, continuiamo a fare canottaggio, ma prendiamo le giuste precauzioni suggerite dal ministero della Salute».

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